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Recensione cliente

Recensito in Italia il 29 luglio 2021
Alice Basso è una delle grandi nuove autrici che più mi piacciono. Non la conosco direttamente, ma spesso leggo qualcuno dei suoi post su Facebook e da essi mi è sembrato di poter dedurre tanti aspetti della sua variegata personalità. Innanzitutto è simpatica e spiritosa, forse un po' logorroica (lo ammetto: qualche post troppo lungo lo abbandono, … vergognandomene tanto però!), ma dice sempre cose interessanti e divertenti, peraltro spesso ricche di notazioni e di riferimenti assolutamente eterogenei, che danno l’esatta sensazione del funzionamento fantasioso, “diversificato” e frenetico del suo cervello. E poi scrive veramente benissimo, dando spesso anche prova di una bella cultura umanistica (… Wikipedia mi ha “detto” che ha fatto il liceo classico e poi si è laureata in una Scuola di Pisa che si autodefinisce “Normale”, ma che – visiti i risultati ragguardevoli raggiunti da Alice – tanto … “normale” proprio non doveva essere!), di una vasta conoscenza della letteratura e della narrativa in genere, nonché di un interesse profondo per la Storia, per le persone e per le loro vicende più nascoste.
Sempre Wikipedia riferisce che Alice ha lavorato per anni in diverse case editrici, come redattrice, traduttrice e valutatrice di proposte editoriali, e quasi mi pare di vederla al primo giorno del primo impiego varcare la soglia del suo nuovo ufficio: tutta bellina, orgogliosa dei suoi studi pregressi, moderatamente sicura di sé e pronta a mettere in pratica tutto quello che aveva imparato. Poi, come tutti gli “impiegati” di questo mondo, si sarà dovuta abituare presto a conoscere la logica spesso incomprensibile dei “capi”, l’esigenza di dover essere educata e paziente con le persone importanti, boriose e prevaricanti, e l’inevitabilità di dover “lasciar passare” cose che mai avrebbe autonomamente condiviso.
Forse sto farneticando, ma credo che proprio in quei primi anni di lavoro Alice Basso abbia maturato dentro di sé il suo grande personaggio della ghostwriter Vani Sarca: competentissima ma volutamente sottovalutata, sfruttata e strumentalizzata e, conseguentemente, inacidita, astiosa, aggressiva e vendicativa. I suoi libri sono stati veramente bellissimi ed assolutamente ineguagliabili le filippiche travolgenti contro i suoi nemici del momento, con le quali Vani li distruggeva, entusiasmando e vendicando così… i lettori più timidi e timorosi che, in situazioni analoghe, non avrebbero mai avuto il coraggio di spiccicare più di tre/quattro timide parole, magari offese sì, ma certamente poco … offensive.
Poi Alice è diventata più … “grande” e matura, si è … calmata (forse perché - anche grazie a Vani Sarca - è riuscita magari a … sfogare le prime delusioni lavorative subite all’origine) ed ha cambiato registro: si è ricordata di essere un’esperta di Storia contemporanea ed ha ambientato le sue storie nell’Italia fascista degli anni ’30, fornendone un quadro al tempo stesso rigoroso ed ironico, e raccontandone i miti, le ingenuità e le falsità. Naturalmente però Alice non poteva dimenticarsi di essere una donna intelligente e moderna, e allora si è inventata il personaggio della giovanissima Anita, una simpatica e sveglia “femminista ante litteram” che - pur di rendersi autonoma e ritardare il più possibile il solito matrimonio di rito che l’avrebbe relegata a sfornare … figli per il Regime – diventa dattilografa (lavoro assolutamente innovativo per l’epoca) inizia a lavorare con uno scrittore di racconti gialli e finisce per collaborare con lui sempre più intensamente nella risoluzione di vicende thriller sia scritte che reali, di matrice nascostamente anti-fascista. La trama “gialla” finisce dunque per diventare un comodo ed avvincente contenitore per consentire ad Alice di scrivere tutto quello che vuole su ogni argomento la interessi: storia, politica, architettura, personaggi, caratteri, sentimenti, modi di essere e miti da abbattere o da salvare.
Il libro di oggi ha le medesime caratteristiche del primo della medesima serie (“Il morso della vipera”), è quindi piacevolissimo, leggero e scorrevole, con dialoghi ottimi, personaggi perfettamente concepiti e descritti e storia thriller avvincente ed imprevedibile. E’ incentrato inoltre sul tema scottante delle “case chiuse” e delle sue umanissime “lavoratrici”, e l’autrice ne fornisce informative dettagliate e precise, desunte addirittura da una bibliografia riportata nella sua solita “Postfazione” che – come sempre, nel suo caso - è completa ed interessante almeno quanto il libro stesso a cui si riferisce. Libro da leggere dunque? Sì, assolutamente
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