Recensione cliente

Recensito in Italia 🇮🇹 il 28 marzo 2021
Ancora una volta ho provato a leggere questo tipo di romanzi, scritti con la tecnica moderna e che fanno più peso alla trama e all’interconnessione che allo stile e alla qualità della scrittura stessa.
Ma vende, piace e quindi la mia voce che dice che non sia un bel libro vale a poco in questi giorni di deriva di cultura e di bellezze.
Forse qualcuno dividerà questo mio sentire, ma i più mi riterranno pazzo o fuori dal mondo.
Aggiungo che la traduzione fa acqua da tutte le parti, perché usa parole a volte inconsuete invece dei loro sinonimi “normali” e soprattutto perché queste parole sono dette da personaggi che non hanno quel tipo di lessico.
La trama scade nel ridicolo più volte. Ci sono incongruenze che nemmeno un lettore poco attento, e io non lo sono, si lascerebbe scappare.
Alla fine sono stato felice di averlo finito, ma proprio per il fatto che era finito.
La miriade di flashback che raccontano l’infanzia del protagonista i i suoi ricordi sono fastidiosi al pari, se non di più, della tendenza didascalica di voler parlare al microfono del bus virtuale su cui ci si trova a viaggiare per illustrare ogni angolo dell’Australia.
Tolta questa brodaglia scritta male e irritante, la storia è quella dell’ennesimo serial killer e del poliziotto outsider e con problemi che sarà più bravo di tutti a risolvere il caso.
Davvero patetico.
Meno peggio di Joël Dicker, ma davvero di poco.
Direi solo per il numero minore di pagine da leggere.
Sono anche sicuro che chi ha apprezzato questo libraccio si sia limitato al solo aspetto narrativo, alla curiosità (?) che spinge a vedere cosa succede e a girare una pagina dopo l’altra.
Ma bisogna essere lettori ben sprovveduti per essere d’accordo con la tagline del Subday Times che ho messo in foto.
Leggete Colin Dexter o Camilleri o Macchiavelli o Scerbanenco o Sjöwall e Wahlöö e lasciate perdere questo libro, se la pensate come me.
Immagine cliente
2,0 su 5 stelle Statene alla larga. Sopravvalutato.
Recensito in Italia 🇮🇹 il 28 marzo 2021
Ancora una volta ho provato a leggere questo tipo di romanzi, scritti con la tecnica moderna e che fanno più peso alla trama e all’interconnessione che allo stile e alla qualità della scrittura stessa.
Ma vende, piace e quindi la mia voce che dice che non sia un bel libro vale a poco in questi giorni di deriva di cultura e di bellezze.
Forse qualcuno dividerà questo mio sentire, ma i più mi riterranno pazzo o fuori dal mondo.
Aggiungo che la traduzione fa acqua da tutte le parti, perché usa parole a volte inconsuete invece dei loro sinonimi “normali” e soprattutto perché queste parole sono dette da personaggi che non hanno quel tipo di lessico.
La trama scade nel ridicolo più volte. Ci sono incongruenze che nemmeno un lettore poco attento, e io non lo sono, si lascerebbe scappare.
Alla fine sono stato felice di averlo finito, ma proprio per il fatto che era finito.
La miriade di flashback che raccontano l’infanzia del protagonista i i suoi ricordi sono fastidiosi al pari, se non di più, della tendenza didascalica di voler parlare al microfono del bus virtuale su cui ci si trova a viaggiare per illustrare ogni angolo dell’Australia.
Tolta questa brodaglia scritta male e irritante, la storia è quella dell’ennesimo serial killer e del poliziotto outsider e con problemi che sarà più bravo di tutti a risolvere il caso.
Davvero patetico.
Meno peggio di Joël Dicker, ma davvero di poco.
Direi solo per il numero minore di pagine da leggere.
Sono anche sicuro che chi ha apprezzato questo libraccio si sia limitato al solo aspetto narrativo, alla curiosità (?) che spinge a vedere cosa succede e a girare una pagina dopo l’altra.
Ma bisogna essere lettori ben sprovveduti per essere d’accordo con la tagline del Subday Times che ho messo in foto.
Leggete Colin Dexter o Camilleri o Macchiavelli o Scerbanenco o Sjöwall e Wahlöö e lasciate perdere questo libro, se la pensate come me.
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