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Recensione cliente

Recensito in Italia il 5 dicembre 2020
Siamo tra i tantissimi ad amare Emmanuel Carrère. Il colpo di fulmine è arrivato con "Limonov", ma l'entusiasmo è continuato con "Il regno", "A Calais", "Un romanzo russo", "Io sono vivo e voi siete morti" e soprattutto con "L'avversario", uno di quei libri che segnano il lettore. Ci piace dell'autore francese il suo modo di fare sempre dell'autofiction, anche se magari parla di un nazicomunista russo, di Philip Dick, di san Paolo e san Luca o del pluriomicida Jean-Claude Romand.
Questa volta non abbiamo avuto pazienza ad aspettare la traduzione Adelphi del suo nuovo libro, da poche settimane uscito in Francia e ovviamente subito nella lista dei best-seller d'Oltralpe. "Yoga" doveva essere all'inizio dedicato alla passione decennale di Carrère per il tai-chi e per le pratiche di meditazione, ma poi ė diventato un'opera multiforme e pluricentrica, come d'altronde lo è l'esistenza di ciascuno. La descrizione minuziosa di un celebrato ritiro yoga viene interrotta dalla morte nell'attentato a "Charlie Hebdo" di un amico del Nostro, che nel giro di poco tempo si trova catalputato nei meandri abissali della depressione tanto da essere ricoverato in una struttura psichiatrica. Ne uscirà, lentamente, grazie al litio e ad un'esperienza di volontariato nel campo profughi di Leros, isola greca di fronte alla Turchia (già possedimento italiano dopo la guerra giolittiana in Libia), imparando alla fine persino a scrivere al computer con dieci dita e non col solo indice destro.
Il libro è pieno di suggestioni, ricordi di persone importanti per Carrère (il suo editore di sempre, mancato di recente) riferimenti letterari e musicali (le pagine sulla "Polonaise héroïque" di #Chopin sono da applauso) e di riflessioni sul senso dello scrivere di sé e sulla possibilità di fingere quando si afferma di dire la verità. Carrère stesso ci rivela alla fine che parte di quello che abbiamo letto è inventato, spiazzando la fiducia del lettore ingenuo, che magari non è informato delle grane giudiziarie (reali) create da questo libro: una ex moglie che pretende di vedere cancellate le frasi che la riguardano e che ha rivelato alla stampa che le "bugie" dell'autore sono più vaste e complesse di quello che egli stesso dichiari.
Ma alla fine poco importa. La scarsa unità di "Yoga", i suoi andirivieni tra presente, passato prossimo e remoto e il suo mix tra diario intimo, testo autobiografico e romanzo sono - tutti insieme - i motivi che lo rendono interessante.
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