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Recensione cliente

Recensito in Italia il 26 gennaio 2021
"C’è di tutto ma non c’è tutto".

Risuona nella mente quanto Luca Palamara dice al suo discreto, e quasi trasparente, intervistatore Alessandro Sallusti.

L’ovvio riferimento è al contenuto delle comunicazioni captate dal trojan inoculato nello smartphone dell’ex consigliere superiore per alcune, assai dense, settimane.

Da quelle conversazioni emerge uno spaccato, per nulla rassicurante, della magistratura italica, tanto pudica in pubblico quanto sguaiata e volgare al suo interno.

Nelle ultime pagine del libro un’utile “rubrica” con centinaia di nomi che guidano un lettore che sia mosso da sbrigativa curiosità nella ricerca di specifici episodi e persone.

E’ l’aspetto pruriginoso, probabilmente quello che rappresenterà per molti la più immediata spinta all’acquisto del “saggio”.

Perché, alla fine, di un vero e proprio saggio si tratta e questo è il vero merito del testo.

Una raffigurazione, plastica e dinamica, del sistema magistratura degli ultimi vent’anni, dei suoi stabili rapporti con la politica e con le più alte istituzioni della Repubblica.

Una trama di rapporti spesso perversa e che non lascia al lettore alcuna possibilità di sottrarsi al dubbio di aver vissuto in un paese perennemente esposto al rischio dell’eversione delle regole democratiche.

Il sistema si nutre dei soliti cibi che avvelenano una società: vanità, ambizioni, sete di potere dei singoli alla fine mettono a rischio la tenuta istituzionale del Paese, governati come sono da chi ha un preciso disegno, un programma da rispettare e da far rispettare.

Senza alcuna investitura democratica.

Questo qualcuno è la magistratura organizzata alla quale si è consentito di occupare, da decenni, l'istituzione Consiglio Superiore della Magistratura e con essa, probabilmente, il Paese.

Chiamarlo "sistema Palamara" è solo un espediente retorico di scarso successo logico, una condradictio in adiecto.
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